A picco sull’Oceano Atlantico, ti sentirai minuscolo. Ma non avrai sensazione più immensa.
Non potevo iniziare se non dalla meta che mi ha fatto capire la magia del viaggio. La prima volta in cui colori, emozioni e sguardi mi sembrarono completamente diversi da quelli che avevo percepito fino a quel momento. Una piccola realtà irlandese della costa occidentale: vi presento la contea di Galway.

È la terza vacanza studio, sono abituata a incontrare i miei compagni di viaggio in aeroporto. E so perfettamente che anche questa volta tornerò con lo stesso livello di inglese. Ma cosa importa, si parte!
Fin dall’arrivo in campus, capisco che qualcosa è già diverso: un’esplosione di verde. Ovunque. Meraviglioso. Anche con l’atmosfera grigia, con il freddo, la pioggia e il vento, le distese di prati rallegrano la giornata.
La città di Galway è davvero uno “spettacolino”. Mi spiego: nonostante sia una delle città più grandi d’Irlanda, agli occhi ormai cosmopoliti dell’Europa continentale può quasi sembrare un piccolo paese rurale. È il classico posto che ti sbatte in faccia la propria cultura, con orgoglio e felicità. Le abitazioni in muratura o in pietra disegnano le vie del centro storico, con negozi, tavolini rustici e boccali di birra che sfrecciano tra essi. Artisti di strada animano le strade affollate di turisti e locali… Teniamo conto che è estate, l’atmosfera invernale me la immagino più intima e desolata (forse, più autentica).
Da buona diciassettenne, sono più interessata a fotografare un mega Super Mario che corre per la città piuttosto che i maestosi murales che colorano il grigio della pietra o le botti che decorano i terrazzi, ma per fortuna posso contare sul buon senso di alcuni dei miei compagni e sulle loro foto (grazie Alessandra!).

Una passeggiata sul lungomare regala una visuale di Oceano che, nei miei ricordi, è salvata nella cartella “Prime volte”. E, si sa, la prima volta non si dimentica mai.

A poco più di un’ora da Galway, sorge un curioso esempio di Irish Castle. Lo stile rinascimentale si unisce a quello medievale con assoluta chiarezza e sorpresa. I suoi giardini sono ordinati e ben tenuti, illuminano l’edificio plumbeo. Sto parlando del Portumna Castle.

Lasciato un po’ al proprio destino dopo l’incendio del 1826, i restauri non sono ancora terminati e purtroppo l’aspetto interno può deludere l’occhio. Ma il lavoro che c’è dietro è grande e determinato per conservarlo al meglio e ci sono alcuni elementi architettonici e culturali chiari e interessanti.
Ma arriviamo al clou della vacanza: le Scogliere di Moher. A picco sull’Oceano, sono semplicemente impressionanti. Potrebbe essere un posto ideale, da poema celtico, se non fosse per le centinaia di persone che passeggiano a un metro dallo strapiombo. Ma basta un po’ d’immaginazione e ci ritroviamo da soli, molti secoli fa, quando non c’era nulla se non scogliere, mare e un paio di dimore sul precipizio (chiedo venia, quelle ci sono ancora).

Sulla punta di uno sperone roccioso, spicca l’O’Brien’s Tower, torre circolare fatta costruire nel 1835 come osservatorio per i già numerosi visitatori (dalla cima sono ammirabili molti vanti irlandesi, tra cui la famosa Baia di Galway).

Queste scogliere, così apparentemente uguali ma ognuna diversa dall’altra, hanno colpito. Centrato il segno. Marchiato con tratto indelebile la mia voglia di scoprire altre meraviglie come queste.
Grazie Irlanda!


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