La surreale esperienza del lago Inle a bordo di una motolancia

Nel cuore del Myanmar, il lago Inle è un boato di emozioni: decine di villaggi, un paesaggio straordinario e una quotidianità per noi impensabile.

Il mio viaggio nella ex Birmania comincia pochi giorni prima. Parto con Fabio Liggeri, fotografo, videomaker e creatore del sito Viaggio Ergo Sum, travel blogger italiano tra i più conosciuti. Insieme a lui e ad altri undici sconosciuti, diventati poi amici, inizia il viaggio alla scoperta del Paese che sorride sempre con l’aiuto della nostra speciale guida Stella. In questo articolo vi descriverò uno dei luoghi più magici del mio primo itinerario intercontinentale.

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FOTO MYANMAR

 È possibile fare l’intero giro del lago in un giorno, ma consiglio di dormire in un hotel locale e di scoprire con attenzione ogni aspetto di questo luogo così inconsueto.

Dopo una lunghissima notte a bordo di un autobus locale (forse il miglior bus notturno mai utilizzato nella mia vita, ma non si può dire lo stesso delle strade), tra curve perenni, nausee e preghiere, arriviamo sulle sponde del lago Inle. La stanchezza non ci abbatte e dopo una doccia (fredda) in hotel siamo pronti a salire sulle Kane, le tipiche motolance birmane.

Dalla forma allungata, piuttosto veloci, possono ospitare quattro passeggeri più il guidatore, che sa perfettamente quello che interessa allo “straniero” e rallenterà davanti a peculiarità sorprendenti.

Per esempio, i pescatori. Unici, sono quasi sicura che possiate trovarli solo qui. Utilizzano l’antica tecnica di pesca con le tradizionali reti “a cono” e si muovono con l’aiuto di un remo, guidato da una sola gamba. 

Più avanti, le cosiddette “donne giraffa“, la tribù conosciuta per gli anelli intorno al collo portati dalle donne. Devo ammetterlo, avrei preferito vederle nel loro villaggio, a fare “le loro cose”, invece ci siamo trovati davanti a un negozio di souvenir che usava (letteralmente) tre di loro, di cui due molto giovani, quasi come calamita per turisti. È stato comunque interessante poterle ammirare da vicino.

Altra particolarità tipica del lago Inle sono i villaggi di palafitte. Se non erro, una ventina, ma prendetelo con le pinze. Centinaia di costruzioni edificate su pali di legno costeggiano il lago: noi ci passiamo in mezzo, curiosiamo dentro le case, salutiamo i bambini. Non posso contare quanti sorrisini abbia visto in questo viaggio, ma ricordo la gioia provata ogni volta che ne ricevevo uno. Istanti memorabili. 

Continuiamo: l’attività principale è l’agricoltura, si coltiva soprattutto il pomodoro. La tecnica usata è quella degli orti galleggianti. La frutta e la verdura seminata nel fango, aiutata alla crescita con canne di bambù, crea come risultato zattere di vegetazione dal movimento ondeggiante. Tutti si spostano su canoe in legno.

Il lago è circondato da fabbriche e mercati. Lungo tutto il tragitto sono presenti alcune aziende manifatturiere e artigianali visitabili: la mia preferita è stata la fabbrica dei tessuti in seta e loto (ci sono enormi distese di questi fiori meravigliosi), ma si trova anche quella per la creazione dei sigari e per la lavorazione del metallo. Ovviamente si possono acquistare i prodotti, così come nei mercati “mobili”, a bordo di barche e kane, o di quelli su palafitte (come il mercato di Nampan). Consiglio: trattate sempre, ma considerate che quello che per voi è un piccolissimo risparmio, per loro è un grande guadagno, che serve.

E poi, ovviamente, ci sono i luoghi sacri. La religione sta alla base di ogni aspetto della vita birmana. Ovunque ci sono stupa e pagode, ed è così anche sul lago. Il misterioso sito di Sankar, per esempio, si trova alla base di una collina, tra la vegetazione e la riva. Camminiamo scalzi tra i tanti monumenti buddisti, l’aria fa tintinnare le leggere campanelle poste all’apice. L’atmosfera è davvero surreale.

Ma c’è anche il monastero Nga Phe Kyaung, in cui si possono ammirare le grandi sculture lignee raffiguranti Buddha e i suoi discepoli, o gustare una tazza di ottimo thè verde in compagnia dei tanti gatti presenti (tradotto letteralmente, è infatti il “monastero dei gatti saltellanti”).

Infine, c’è il misterioso sito di Inthein. Si arriva attraversando, sempre con le kane, una foresta, casa di alcune piccolissime comunità ancora più singolari. Parcheggiata la motolancia, oltrepassiamo il villaggio Inthein e saliamo sulla collina alle sue spalle: davanti a noi centinaia di stupa antichissimi, che nel buddismo ricordiamo hanno la funzione di contenere le reliquie e ricordare eventi della vita terrena del Buddha. Realizzati con i materiali più diversi (i miei preferiti sono quelli in mattoni), vi sfido a trovarne due esattamente uguali.

Due giorni che a raccontarli sembra un’eternità, a viverli un attimo. Due giorni di sorprese dietro l’angolo, facce sorridenti e vento tra i capelli: questo è il lago Inle.

Una replica a “La surreale esperienza del lago Inle a bordo di una motolancia”

  1. Avatar CESARE
    CESARE

    E’ UN BELLISSIMO ARTICOLO SCRITTO IN UN MODO MERAVIGLIOSO
    BRAVO IL GIORNALISTA

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