La Maremma: la grande area geografica della Toscana, forse la più conosciuta della regione, ma dai confini sempre sbiaditi e confusi. Questa splendida terra è infatti spesso (erroneamente) identificata soltanto con la provincia di Grosseto, appunto più celebre. È quindi doveroso ricordare che la Maremma comprende la fascia costiera da Piombino a Cecina, ovvero l’Alta Maremma, anche chiamata Maremma Pisana nonostante sia in provincia di Livorno (sarei curiosa di sentire l’opinione dei livornesi in merito: per chi non lo sapesse, esiste una leggendaria e spiritosa pseudo-antipatia tra queste due città, quasi una tradizione ormai radicata in entrambe le cittadinanze). C’è poi la Maremma laziale, la parte più meridionale, che dalla provincia di Viterbo arriva addirittura alla zona nord-occidentale della provincia di Roma: qua potrete trovare splendide città etrusche e romane, come Tarquinia e Tuscania, per citare le più famose.
In questa occasione, ci dedicheremo esclusivamente alla Maremma Grossetana. Consiglio di prendersi almeno due o tre giorni da dedicarle. Partiamo!
Montemerano
Troviamo un adorabile hotel a Montemerano, il suo nome è Il Melograno. Una bella villa a due piani, suddivisa in stanze: quelle al piano superiore godono di un bel terrazzo spazioso, il piano terra mette a disposizione un giardino in comune e uno spazio abbastanza indipendente all’aperto, con tavolino e sedie. Un’ottima soluzione per poter godere della natura che circonda tutta l’area.

Ci spostiamo subito nel paese, interamente formato da case in pietra. In una giornata grigia, i colori di foglie e fiori risaltano incredibilmente sulla fredda muratura delle abitazioni, scendono dai balconi come una pioggia tinta di vita. Ogni tanto si vede passare un gatto, poi un altro, dopo un po’ ci si accorge di aver ritrovato il nostro primo amico e si capisce di essere tornati al punto di partenza.
Il piccolo borgo offre la possibilità di immergersi in un contesto autenticamente medievale. Il cuore di Montemerano è la Piazza del Castello, rimasta immutata nel corso degli anni. Da qui, passando per vicoli, porte ad arco e scalinate in pietra, ci si ritrova quasi per caso nella piazza della chiesa di San Giorgio. Consacrata nel 1430 (come ricorda la lapide in caratteri gotici esposta all’esterno), ma già citata nel XIV secolo, la chiesa è un gioiello dell’arte senese e dello stile romanico.
Al suo interno sono esposti alcuni capolavori rinascimentali e non solo, forse impareggiabili in tutta la Maremma. Il più celebre è la Madonna della Gattaiola, realizzata dal cosiddetto Maestro di Montemerano, un artista anonimo della scuola del Sassetta. Una notevole annunciazione in stile tardo gotico, con già qualche influsso rinascimentale, è sempre piacevole da vedere per gli amanti dell’arte, ma ad attrarre la curiosità è sicuramente un altro particolare: un foro, piuttosto grande, in basso a destra. La spiegazione ce la da una vecchia leggenda, ormai diventata una tradizione. La tavola era usata come porta della canonica, fu il parroco a forarla per permettere il passaggio ai gatti (ci sono sempre stati, allora!) che dovevano tenere alla larga i topi dalla sagrestia.
Di scuola senese sono anche le pareti affrescate, come la Madonna della Rondine, nel transetto destro, o il ciclo dedicato a San Giorgio. Troviamo altre tavole, una statua in legno a gradezza naturale raffigurante San Pietro, una croce in lamine dorate (con ciborio in legno intagliato) e infine lo splendido polittico con la Madonna con Bambino in trono e i Santi del 1458, alto più di due metri e attribuito a Sano di Pietro: si ritiene che quest’ultimo capolavoro sia stato commissionato appositamente per questa chiesa, anche grazie all’integrità sorprendente della tavola e della cornice.
Passeggiando troviamo le mura, il campanile e il teatro. Quest’ultimo era anticamente il monastero della Pieve di San Lorenzo, del 1188, come ricorda una targa in marmo dipinta che, in poche parole, riesce anche a riassumere perfettamente l’essenza di questo piccolo borgo:
“qui il tempo si è fermato e si ascolta il silenzio.” Rosenna Londini.



Cascate del Mulino
Non ci giriamo troppo intorno, le Cascate del Mulino sono il clou di questo itinerario, perciò meritano di spenderci gran parte della giornata. Seguendo le indicazioni lungo la strada, se arrivate da Montemerano, potrete ammirare dall’alto questo sito millenario, completamente gratuito e accessibile h24.


I servizi non mancano, ma potrebbero essere migliorati: il parcheggio, non essendo a pagamento, non è sorvegliato (meglio non lasciare niente di valore), ci sono docce a pagamento e un bar. Purtroppo è diventata una meta largamente turistica, per cui l’esperienza potrebbe essere al di sotto delle aspettative.
Lo ammetto, ho sentito qualche lamentela su questo posto: troppo affollato, qualche furto, “gente losca”. Sono le conseguenze del sovraffollamento turistico, è ovvio. Ma non si può certo negare alle Cascate del Mulino il loro fascino. Le Cascatelle di Saturnia, così chiamate dalla gente locale, costituiscono un sito naturalistico creatosi spontaneamente. Come? L’impatto dell’acqua , proveniente dal torrente termale Gorello, nella roccia calcarea ha creato nel tempo delle piscine di acque solfuree, sempre a una temperatura di 37°, evidente dal vapore presente in tutta la zona. Acque dalle proprietà benefiche importantissime a livello respiratorio, circolatorio, dermatologico e motorio: questo perché la sorgente si trova sul Monte Amiata, e nel loro tragitto sotterraneo fino a Saturnia si arricchiscono di minerali e sostanze naturali. All’interno di queste vasche naturali, ci sono molti sassolini sferici di roccia di travertino (perfetti per un fantastico massaggio plantare).

La mia esperienza è stata decisamente piacevole, probabilmente perché siamo capitati in un periodo poco frequentato (era inizio novembre) e in tardo pomeriggio. Nonostante le temperature non più estive per mettersi in costume, sostengo fermamente che l’autunno sia il periodo migliore per visitarle e consiglio di provare “l’esperienza serale”. Sia chiaro, non è il posto giusto se cercate la comodità, che potreste trovare alle “altre” Terme di Saturnia, il grande centro benessere termale collocato nelle vicinanze. Non avrai spogliatoi separati o comodi lettini: metti il costume sotto i vestiti, nella migliore delle ipotesi i tuoi separé saranno le portiere della macchina, infila l’accappatoio (se hai la possibilità di portarti un secondo asciugamano, fallo) e porta con te un piccolo zaino o un marsupio dove tenere gli chiavi, telefono, portafoglio e ogni oggetto di valore (e tienilo sempre abbastanza sott’occhio).
Con un pizzico di spirito di adattamento, ti garantisco che porterai un ricordo meraviglioso di uno dei luoghi più affascinanti del mondo.



Saturnia
Secondo alcuni, la piccola città di Saturnia sarebbe la più antica d’Italia, la prima civiltà Italica. Di sicuro, la frequentazione del territorio è documentata fin dalla tarda età del bronzo (ci sono resti risalenti al VIII secolo a.C), a cui seguì la comparsa della civiltà etrusca. Appare evidente la presenza romana: i resti delle mura ciclopiche sono ancora in piedi, nelle strade più autentiche si possono addirittura scorgere nel pavimento originale i solchi dei carri che negli anni hanno attraversato le vie della città. Il borgo, infatti, è posto al termine della via Clodia, importante crocevia delle strade consolari romane.
In Piazza Vittorio Veneto, il cuore della città, sono presenti molti resti romani di colonne e capitelli, volti scolpiti su pietre funerarie, epigrafi. Trovo molto tenero il fatto che abbiano deciso di non “rinchiuderli” in qualche teca di un museo, e che invece si possano toccare con mano (letteralmente) veri pezzi di storia. Me la immagino con la luce del sole, nel primo pomeriggio: una piazza dove bambini usciti da scuola, appena affacciati alla vita, corrono e giocano tra reperti di oltre duemila anni.
Saturnia è davvero piccola, un paio d’ore da dedicarle sono già troppe. Io approfittai della vicinanza con le Cascate del Mulino e, con un caldo cappellino per proteggere (e nascondere) i capelli ancora un po’ bagnati, arrivai che era già buio pesto e il borgo era illuminato soltanto dalla luna e dalle luci cittadine. Per questo motivo, un po’ con rammarico, ho perso la possibilità di visitare la Necropoli del Puntone, ma voi non fate il mio errore!



Scansano
Diventato celebre per aver conferito la denominazione a un’eccellenza italiana, il Morellino di Scansano, anche questo piccolo borgo di poco più di quattromila anime risulta abitato fin dalla civiltà etrusca e poi romana, come testimonia il sito archeologico di Ghiaccioforte, non molto lontano.
Molte famiglie nobiliari e potenti controllarono quest’area: per gran parte del Medioevo e fino alla seconda metà del XIII secolo, ci furono gli Aldobrandeschi, autori del castello (oggi diventato il Convento del Petreto) posto in cima a uno dei colli che sovrastano la città, semi nascosto da querce, cipressi e pini. Nel 1274, i possedimenti degli Aldobrandeschi furono divisi in due piccoli stati, e Scansano finì per essere compresa nella Contea di Santa Fiora: al suo governo deve la configurazione urbanistica che vediamo oggi. All’inizio del XV secolo l’intera Contea fu ereditata dagli Sforza, crebbe di popolazione e di popolarità, diventando uno dei maggiori centri dell’intera Toscana. Più tardi, i Granduca di Lorena (il ramo asburgico che resse il Granducato di Toscana tra il XVIII e il XIX secolo) istituirono l’estatatura, nel 1780: in cerca di un clima più salubre, in estate gli uffici pubblici venivano spostati a Scansano, facendola diventare “vice-capoluogo” della provincia di Grosseto.

Col tempo il paesaggio si è trasformato da terra selvaggia a campagna ordinata. Da molti punti della città si può ammirare il panorama naturale dei vigneti che si arrampicano sui colli. Non può mancare quindi una visita in qualche enoteca o cantina, che in tutta la Maremma sono facilissime da trovare. Il mio consiglio è di lasciarvi guidare dall’istinto: il vino in questa zona è buono ovunque e posso garantirvi che non prenderete mai un “pacco”. Cercate delle cantine che offrano anche la possibilità di ammirare il paesaggio circostante, i loro vigneti, guardate crescere gli acini d’uva che berrà qualcun’altro l’anno prossimo. Io ho trovato questa opportunità nella Cantina Terenzi, a metà strada tra Montemerano e Scansano.



Non l’ho detto prima, ma lo dico ora, e vale per tutti luoghi che ho già citato e che citerò: in Maremma si mangia ovviamente benissimo. Ci sono moltissimi ristoranti, osterie e trattorie che offrono eccellenze enogastronomiche invidiate da tutto il mondo: da provare i piatti a base di pasta fresca (pici, pappardelle, ravioli), il guanciale e il lardo (il colesterolo ringrazia), il pecorino toscano, la carne di cinghiale, la panzanella (una specie di antipasto/insalata di pane raffermo, olio, pomodori, e basilico), ma anche piatti di pesce, come il baccalà alla maremmana, l’anguilla, la bottarga di Orbetello (uova di cefalo) e il “polpo ubriaco” (cotto nel vino rosso).



Pitigliano
Inserita tra i borghi più belli d’Italia, la città di Pitigliano lascia senza fiato. Ormai l’abbiamo capito, siamo in area etrusca. Oltre alla necropoli e ad altri reperti in giro per la zona, le testimonianze che si trovano qui sono ancora più particolari: le Vie Cave. Si tratta di un particolare sistema di strade attribuito alla civiltà etrusca, scavate a fondo nella roccia di tufo, che creano dei lunghi percorsi dall’effetto monumentale (in realtà, ci sono ancora molte domande senza risposta sulla vera funzione di queste vie). Un imponente ammasso di roccia di tufo, alto decine di metri, fa da fondamenta all’intero paese. L’effetto è senza eguali.
Pitigliano appartenne ai conti Aldobrandeschi fino al 1293, anno in cui passò nelle mani degli Orsini grazie alla dote della contessa Margherita (costituita dall’intera Contea di Sovana). Subito dopo, la sede principale divenne proprio Pitigliano, dando il nome all’omonima Contea. Tra il XVI e il XVII secolo fu ceduta ai Medici e annessa al Granducato di Toscana: nonostante la realizzazione dell’acquedotto mediceo (in realtà la struttura fu iniziata dagli Orsini ma completata in epoca medicea, poi ancora restaurata), i Medici non apparivano particolarmente interessati a Pitigliano e presto cadde in rovina. Solo nel 1737, con l”acquisizione del Granducato di Toscana da parte dei Lorena, la città lentamente riprese a crescere economicamente e culturalmente.

Conosciuto anche come la piccola Gerusalemme, il centro storico di Pitigliano ospita un’antica comunità ebraica. Anche se visse quasi due secoli di emarginazione e discriminazione (soprattutto nel periodo mediceo), l’intera area si è contraddistinta per l’aiuto fornito agli ebrei in fuga dalle leggi razziali, durante la Seconda Guerra Mondiale. All’interno del ghetto ebraico di Pitigliano, visitabile al costo di 5 euro, è presente la Sinagoga originale: fu fondata nel 1598, l’epoca rococò aggiunse alcuni stucchi, ma è solamente con il recentissimo restauro del 1995 che la struttura ha rivisto l’antico aspetto classico. C’è poi la macelleria e la cantina Kasher, il forno delle azzime, la tintoria (tutti edifici scavati nella roccia) e il locale per il bagno rituale.
Questa piccola città offre sorprendentemente un’ampia scelta di musei: c’è il Museo Civico Archeologico, con reperti che vanno dall’età del bronzo al periodo etrusco, e quello all’aperto, dove poter attraversare a piedi le Vie Cave; e poi c’è la possibilità di conoscere un po’ meglio la famiglia Orsini, visitando l’omonimo Palazzo. Infine, sono presenti due belle chiese e un “tempietto”, una piccola grotta dai soffitti a volta (alti due metri), di cui si sa poco del suo effettivo utilizzo: il termine utilizzato da sempre per questo luogo è un po’ troppo vago, a seconda del periodo potrebbe identificare una struttura che va dal tempio romano alla tomba etrusca.



Post sempre in aggiornamento!
Mica è finita qui! La Maremma Grossetana è ricca di luoghi speciali e autentici. Vi ho proposto un itinerario da pochi giorni, ma questo articolo rimarrà sempre attivo per aggiungere nuove località e andare alla scoperta di una terra meravigliosa.
Stay tuned 💞

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