Inutile girarci intorno: Marrakech ha rapito il mio cuore fin dal primo istante.
Mentre guardavo il sole calare dietro i tetti della Medina dal terrazzo del mio riad, l’ultimo giorno, mi sono promessa che non sarebbe stato un addio. La magia di questa città sta nei colori, nei profumi speziati, nel frastuono dei vicoli, nel canto della preghiera che scandisce il tempo, negli incredibili tramonti, nella musica che arriva all’improvviso, ma soprattutto nelle persone che ho incontrato – e che mi hanno dato molto più di quanto avrei mai potuto immaginare.
Sono tornata a casa con una valigia piena di emozioni difficili da spiegare. Ma un pezzetto del mio cuore è rimasto lì, tra le mura rosse di Marrakech.
Ecco il mio itinerario.
Giorno 1. Prendere confidenza con la Medina di Marrakech
Il primo consiglio per vivere Marrakech al meglio? Soggiornare in un riad all’interno della Medina. Non è solo questione di fascino, ma il modo più autentico per immergersi nell’atmosfera magica di questa città. Io ho scelto lo splendido Riad Bijoux, un’oasi di eleganza e tranquillità nel cuore pulsante della città, a pochi passi da Bab Aylen, una delle antiche porte custodiscono i segreti e l’anima della Medina. Se invece preferisci una sistemazione più comoda e moderna, ci sono numerosi hotel di lusso nella nouvelle ville, la parte nuova della città. Tuttavia, in questo caso dovrai sempre prendere un taxi per raggiungere il centro e le attrazioni principali.
Dopo il tradizionale tè verde – che è quasi un rito, e rifiutarlo sarebbe un errore! – sono partita alla scoperta della Medina. Inizialmente temevo di perdermi, ma ho presto capito che è proprio questo il suo fascino: smarrirsi tra vicoli è parte dell’esperienza. Dimentica gli stereotipi e lasciati sorprendere, perché a ogni angolo c’è qualcosa che ti incanterà. Per raggiungere la mia prima tappa, Jemaa el-Fnaa, la vivace piazza principale di Marrakech, mi sono comunque affidata all’ospitalità del proprietario del riad, che mi ha accompagnata personalmente.
Per raggiungerla, abbiamo attraversato il Suq, un intricato dedalo di vicoli gremiti di vita, situato a nord di Jemaa el-Fnaa. È il cuore pulsante del commercio cittadino, dove la popolazione locale fa acquisti e i venditori cercano con abilità di attirare i turisti. Le bancarelle espongono ogni tipo di merce: spezie, profumi, abiti tradizionali, tappeti, lampade e svariati oggetti d’artigianato. Gli artigiani, organizzati in corporazioni, animano il mercato con le loro botteghe: tintori, cestai, fabbri e altri maestri si distribuiscono nel labirinto di strade secondo l’antica tradizione. Il momento migliore per visitare il Suq è al mattino, quando è pieno di energia e le bancarelle sono tutte aperte, prima che, con il calare del sole, inizi lentamente a chiudere.
È la mecca della contrattazione: nel Suq non si paga mai il primo prezzo! Di norma, si riesce a concludere l’acquisto a circa un terzo della cifra iniziale proposta. Non si tratta di approfittarsi, ma di una consuetudine culturale e anche di un modo per creare legami e simpatia.



Arrivati in piazza Jemaa el-Fnaa, si percepisce subito il caos affascinante di Marrakech: un brulicare continuo di persone che la attraversano per raggiungere ogni angolo della città. È un vero crocevia dove si mescolano marocchini, turisti e venditori ambulanti. Ma attenzione alle trappole per turisti: ti invito davvero a ignorare spettacoli con scimmie in vestiti assurdi con tanto di catena al collo o incantatori di serpenti. Oltre all’evidente sfruttamento degli animali, ti chiederanno soldi anche solo per una foto — cifre magari modeste per noi, ma che alimentano una pratica discutibile e dannosa.
Qua potrai mangiare in uno dei numerosi rooftop della zona, per godere di una vista speciale della piazza, o approfittare di qualche street food marocchino. Dopo aver assaporato qualche squisito pasto marocchino (ho amato i falafel di un piccolo chioschetto in un vicolo) sono andata a vedere la splendida Moschea di Koutoubia. Costruita a partire dal 1141 dal califfo Abd al-Mu’min, è uno dei simboli di Marrakech: quando fu conclusa la sua costruzione nel 1158 era una delle maggiori del mondo islamico.
Come tutte le moschee locali, l’accesso è vietato ai non musulmani. È comunque possibile ammirarla dall’esterno, tra la folla e i giardini che la circondano.
C’è tempo anche per visitare la Madrasa di Ben Youssef, la più importante e imponente scuola coranica di Marrakech, nonché la più grande di tutto il Marocco.
Ma cos’è una madrasa? Per chi non ha familiarità con il mondo islamico, si tratta di una scuola religiosa in cui si studiano principalmente le discipline legate all’Islam.
Questa madrasa fu costruita per ospitare gli studenti della vicina moschea omonima. Commissionata dal sultano Abdallah al-Ghalib, venne completata nel 1565. Con le sue 130 stanze, poteva accogliere fino a 900 studenti. Durante la visita, il punto più affascinante è il cortile interno, riccamente decorato, in contrasto con la semplicità austera delle celle degli studenti.



Al rientro, faccio una sosta al Jardin Secret, un’oasi di frescura e tranquillità nel cuore della Medina di Marrakech. Questo splendido giardino, realizzato sul sito di un antico riad e restaurato con grande cura, è il luogo perfetto per ricaricare le energie prima di rituffarsi nell’attività frenetica dei suq. Le piante esotiche si mescolano a quelle locali, mentre interessanti fotografie e proiezioni raccontano la storia della costruzione e del complesso sistema idraulico che ancora oggi distribuisce l’acqua al giardino, basato su antiche tecniche tradizionali.
Dalla torre panoramica del giardino si gode di una magnifica vista a 360 gradi sui tetti e i minareti della città (l’accesso prevede un sovrapprezzo). Io ho approfittato di questa sosta per fare uno spuntino all’ombra, seduta ai tavolini del ristorantino: un’esperienza rigenerante e piacevolissima prima di ributtarsi nel caos della Medina.
Mentre il sole cala, le botteghe abbassano le serrande e il canto della preghiera inonda le vie della Medina, percorro da sola la strada per rientrare nel mio Riad, senza incontrare alcun problema o fastidio.
Giorno 2. Tra palazzi reali e cultura berbera
Sveglia presto, naturalmente, complice anche il richiamo alla preghiera che risuona tra i vicoli ancora silenziosi. Dopo aver fatto il pieno di energia con una deliziosa colazione italo-marocchina nel mio Riad, mi metto subito in cammino verso il Palazzo El Bahia. Le recensioni parlano chiaro: è un luogo vasto e affascinante, merita tempo e attenzione per essere esplorato a fondo.
Il Palazzo El Bahia è una delle gemme architettoniche più affascinanti di Marrakech. Costruito alla fine del XIX secolo, fu concepito con un’ambizione chiara: diventare il palazzo più impressionante di tutti i tempi. Il progetto richiese oltre dieci anni di lavoro e raggiunse il suo massimo splendore sotto la direzione di Abu Bou Ahmed, un ex schiavo di origini africane che riuscì ad arrivare al prestigioso ruolo di visir. Il palazzo si estende su ben 8 ettari e conta 150 stanze che si affacciano su cortili fioriti e giardini rigogliosi. La parte più affascinante è senza dubbio l’harem, riservato alle quattro mogli ufficiali e alle ventiquattro concubine del visir. Sebbene oggi gli interni siano completamente spogli — saccheggiati alla morte del visir dalle sue stesse spose e dalla servitù — restano intatte le splendide decorazioni di soffitti, porte intagliate e piastrelle zellige.
Consiglio vivamente di visitarlo con una guida locale: le stanze non sono etichettate e conoscere le storie dietro ciascun ambiente fa davvero la differenza. La visita guidata durerà circa due ore.
Proseguo il mio itinerario reale con un’altra tappa fondamentale: il Palazzo El Badi, ovvero “L’Incomparabile” — anche se oggi bisognerebbe chiamarlo “L’Immaginabile”, visto che sono rimaste solo le rovine. Lo fece costruire il sultano Ahmed al-Mansour alla fine del XVI secolo per festeggiare la vittoria sui portoghesi. Il suo enorme cortile centrale e i resti delle mura danno un’idea della sua imponenza originale: le fonti storiche parlano di oltre 300 stanze decorate con materiali preziosi come oro, turchese e cristallo, andati perduti quando il sultano Moulay Ismail, un secolo dopo, spostò la capitale a Meknes e smontò il palazzo pezzo per pezzo. Ora resta un cortile enorme, qualche colonna solitaria e le mura da cui si gode una gran bella vista su Marrakech. Nonostante tutto, la visita è suggestiva, soprattutto per chi, come me, ama le rovine e l’archeologia. E sì, anche qui meglio farsi accompagnare da una guida, o rischiate di girare un’ora tra ambienti e sotterranei pensando: “E questo cos’era, una cucina?”

Non distante troviamo le Tombe Saadiane, uno dei luoghi più visitati di Marrakech. Furono aperte al pubblico nel 1917, l’anno in cui furono scoperte. Risalgono alla fine del XVI secolo e si trovano in un giardino nascosto, accessibile tramite un piccolo corridoio. Nel giardino ci sono oltre 100 tombe decorate con mosaici, tra cui quelle dei servitori e dei guerrieri della dinastia Saadiana. Il pezzo forte è il mausoleo principale, dove riposano il sultano Ahmad al-Mansur (quello che ha commissionato un sacco di cose grandiose) e i membri della sua famiglia. La stanza delle 12 colonne è la più famosa, dove sono sepolti i suoi figli. Vale la pena fermarsi per almeno mezz’ora.
Nel pomeriggio, è il momento della prima escursione fuori porta. Dopo un kebab mangiato in fretta, raggiungo il punto di ritrovo (di solito mi affido a GetYourGuide, che per ora non mi ha mai delusa). La meta? Il Deserto di Agafay, per una passeggiata su cammello e una cena tradizionale berbera sotto il cielo stellato.
Qualche consiglio al volo: non aspettarti il Sahara! Il deserto di Agafay è per lo più roccioso, quindi niente dune dorate, ma un paesaggio comunque affascinante e unico. E come ogni deserto, preparati: di giorno può fare caldo, ma appena il sole tramonta, la temperatura scende rapidamente e il vento può diventare davvero fastidioso. Porta con te qualcosa di caldo per coprirti bene!
Il giro in cammello è carino e fotografico, ma se tornassi indietro sceglierei il quad: è più avventuroso e, sinceramente, meno stressante per gli animali. Non mi sono sentita del tutto a mio agio.
L’ esperienza prevede anche una cena tipica: tajine di carne o verdure, una zuppa calda e un dolce misterioso che non sono riuscita a capire bene, ma comunque buonissimo. Dopo cena, spettacolo berbero con musica e balli coinvolgenti.
Rientro a casa molto tardi, intorno a mezzanotte, con il nostro autista che mi lascia a porta Bab Aylan. Di nuovo, nessun problema a tornare a casa tra i vicoli della medina, nonostante fossi l’unica donna in giro.
Giorno 3. Essaouira, la porta del vento
Il terzo giorno è il turno di Essaouira. La sorpresa della mattina? Sono sola nell’escursione! Così, inizio subito a fare amicizia con Abdul, il mio autista, un ragazzo più giovane di me con cui, tra inglese, francese e soprattutto spagnolo, la conversazione e il viaggio scorrono alla grande.
Curiosità: ho scoperto che molti marocchini non amano parlare francese, considerandolo la lingua coloniale. Rimane comunque la loro seconda lingua, quindi se lo parli sarà sicuramente più facile comunicare. Ma, ti sorprenderà scoprire quante persone parlano 4 lingue con una naturalezza impressionante!
La città è davvero una meraviglia, completamente diversa dalla frenesia rossa e polverosa di Marrakech. Intanto, si affaccia sull’Oceano Atlantico, quindi c’è vento, luce diversa e aria decisamente più fresca. Le stradine bianche e blu, i gabbiani che urlano sopra i tetti, il porto con le barche azzurre: sembra un altro mondo.

Non mi dilungo troppo perché ho dedicato a Essaouira una guida speciale — dove mangiare, cosa vedere, come arrivarci e perché mi sono innamorata di questo posto. La trovi 👉 qui.
Rientriamo a Marrakech che c’è ancora luce, e Abdul si offre di farmi fare un giro nella nouvelle ville. È la parte più moderna della città, con viali larghi, palazzi eleganti, boutique e caffè alla parigina; un mondo a parte rispetto alla Medina. Inutile dirlo: io e Abdul siamo rimasti amici. Lo aspetto in Italia per ricambiare la gentilezza, il tempo e le chiacchiere (in spagnolo, ovviamente).
Giorno 4. Le Cascate di Ouzoud
Altra gita fuori porta, altra sveglia all’alba. Direzione Cascate di Ouzoud, uno dei luoghi naturali più scenografici del Marocco. Il viaggio non è brevissimo (circa 2h e mezza), ma ne vale la pena: si arriva in mezzo a una natura verdissima, e le cascate – alte più di 100 metri – sono davvero uno spettacolo.
Il sentiero che porta in basso è abbastanza semplice, ma serve un po’ di attenzione (scarpe comode, sempre!). Durante il tragitto, scimmiette curiose ti faranno compagnia: sembrano carine ma sono delle ladre professioniste, quindi tieni stretti occhiali, cappelli, snack e dignità. Se vuoi, puoi anche salire su una zattera colorata e farti portare quasi sotto il salto dell’acqua – perfetto per foto e video super instagrammabili, ma preparati a bagnarti un po’. Il pranzo si fa in uno dei ristorantini vista cascata: tajine, ovviamente, ma con un sapore speciale grazie al panorama.
Ma siccome questa escursione merita un racconto tutto suo, ho scritto un articolo dedicato con info pratiche, cosa aspettarsi e qualche consiglio extra 👉 lo trovi qui.

Giorno 5. Ultima giornata tra la Medina e il verde del Jardin Majorelle
Ultimo giorno a Marrakech. La mattina la dedico a due tappe imperdibili: il Jardin Majorelle, un’oasi color cobalto e verde smeraldo, piena di piante tropicali, cactus giganti e angolini da cartolina. È un piccolo paradiso creato dal pittore Jacques Majorelle e poi salvato dal degrado da Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, che se ne innamorarono e lo riportarono in vita. A due passi c’è il Museo Yves Saint Laurent, elegante e ben curato, che racconta il legame profondo tra lo stilista e il Marocco, con schizzi, abiti, fotografie e installazioni. Un tuffo nella creatività e nell’estetica, perfetto anche per chi non è appassionato di moda. Mi è piaciuto moltissimo ma, purtroppo, non posso mostrarti nessuna immagine perché è vietatissimo fotografare ogni parte del museo.



Avrei voluto visitare anche il Museo di Marrakech e il Museo di Arte Marocchina, che purtroppo non sono riuscita a visitare nei primi giorni, ma ho deciso di concedermi un ultimo giro tra i vicoli della medina, per respirare ancora qualche ora un po’ di quella confusione meravigliosa che all’inizio ti stordisce e poi ti manca subito.
E ho fatto bene. È venerdì e, per caso, incontro un amico del proprietario del mio Riad (conosciuto il primo giorno) che mi invita a pranzo. Accetto senza pensarci troppo e mi ritrovo seduta nel basso tavolino di casa, in mezzo alla sua famiglia, a condividere il cous cous del venerdì, il giorno sacro per i musulmani. Si mangia con le mani, si ride, si chiacchiera con poche parole: un momento di accoglienza sincera, spontanea, che non si dimentica. E quel cous cous – semplice, profumato, pieno di cura – è forse uno dei piatti più buoni mai assaggiati nella vita.
Marrakech mi saluta così: con un gesto gentile, un sorriso disarmante e un piatto condiviso.
Choukran, Marrakech.

Info pratiche
Prezzi d’ingresso alle attrazioni (aggiornati a maggio 2024)
- Musei e palazzi: biglietti dai 30 ai 100 dh (circa 3–10 €).
- Jardin Majorelle e Museo Yves Saint Laurent: prenotate online sul sito ufficiale almeno qualche giorno prima. Il biglietto è di circa 15 € ciascuno. Non fate come me, che ho sbagliato data e ho dovuto aspettare 3 ore per entrare.
- Escursioni: dai 20 ai 40 € ciascuna, tutto compreso!
Consigli pratici
- Sistemazione: scegli un riad nella Medina per vivere l’atmosfera autentica, oppure un hotel nella nouvelle ville se preferisci più comfort.
- Spostamenti: muoviti a piedi nella Medina o in taxi (contratta sempre il prezzo); per tratte più lunghe, meglio prenotare auto con autista o escursioni guidate, grazie alle quali farete tante tappe intermedie.
- Abbigliamento: scegli vestiti leggeri e scarpe comode, ma porta anche una sciarpa o una giacca leggera per la sera. Per le donne è consigliato portare foulard o sciarpe leggere per coprirsi le spalle e le scollature, soprattutto durante le visite a siti religiosi. Eviterei pantaloncini corti e top scollati, optando per abiti più coprenti per rispettare la cultura locale, ma Marrakech è una città molto turistica e accogliente verso le usanze occidentali, mentre nei villaggi più piccoli l’abbigliamento dovrebbe essere più sobrio.
- Shopping: nel souk preparati a contrattare (con il sorriso!).
- Lingua: il francese è diffusissimo, ma anche inglese e spagnolo sono lingue comprese nelle zone turistiche. Qualcuno osa perfino qualche parole in italiano.
- Moneta: dirham marocchino (MAD); cambia contanti o preleva agli sportelli bancomat in città (attenzione alle carte di debito, non sempre funzionanti agli ATM. Fai dei controlli con la tua banca prima di partire).
- Hammam: per un’esperienza autentica e rilassante, concediti un hammam! Si tratta del tradizionale bagno turco marocchino, un rituale che prevede pulizia profonda della pelle con sapone nero e guanto kessa, scrub, massaggi e bagni di vapore. Esistono hammam spartani e più economici frequentati da locali, e spa moderne e lussuose, e sono sempre separati uomini e donne, con personale dedicato.
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