New York che ti lascia senza fiato: guida e racconto di un viaggio indimenticabile

Il momento che non dimenticherò mai è quando, per la prima volta, sono uscita dalla metropolitana di Columbus Circle e mi sono trovata davanti loro: gli immensi grattacieli di New York, che sembravano forare il cielo. Una visione che mozza il fiato, un impatto visivo ed emotivo difficile da spiegare, ma impossibile da dimenticare.

Sicuramente la Grande Mela non lascia indifferenti. Una città dalle mille città, come mi piace definirla. Sì, perché New York non è solo Manhattan: è Brooklyn con i suoi caffè creativi, il Bronx con la sua anima autentica e un po’ folle, il Queens multiculturale e Staten Island con i suoi scorci inaspettati. È un puzzle di volti, lingue, architetture e ritmi diversi. È il luogo dove ogni angolo racconta una storia diversa, dove ogni quartiere è un microcosmo da scoprire.

In questo articolo vi porterò con me nel mio viaggio a New York, tappa per tappa. Troverete un itinerario che può fare da base per il vostro soggiorno, consigli pratici su cosa vedere, quando andare e come spostarsi, ma anche piccoli suggerimenti che solo l’esperienza diretta può regalare. Pronti a partire?


Indice dei contenuti:

  1. Prima di iniziare: quale City Pass scegliere?
  2. Giorno 1 – Arrivo a New York e prime luci della città che non dorme mai
  3. Giorno 2 – In giro per Manhattan: dal verde di Central Park alla memoria dell’11 settembre
  4. Giorno 3 – Tra radici, skyline e ramen da standing ovation
  5. Giorno 4 – Empire State Building, NYPL e Grand Central: i classici imperdibili con toccata e fuga ad Harlem
  6. Giorno 5 – Dalla Fifth Avenue al Bronx: arte, pastrami e baseball
  7. Giorno 6 – La New York che cambia e quella che incanta: da Hudson Yards a Greenwich (e chiusura col botto al Madison)
  8. Giorno 7 – Ultime ore per vedere il MET e salutare Central Park
  9. INFO PRATICHE
    1. Come arrivare dall’aeroporto al centro
    2. Dove ho dormito: il West Side YMCA
    3. Dove mangiare
    4. Cosa portare
    5. Prezzi (aggiornato a aprile 2025)
    6. Mezzi pubblici – MetroCard e OMNY
    7. Consigli extra e check pre-partenza

Prima di iniziare: quale City Pass scegliere?

Organizzare un viaggio a New York richiede di considerare il costo delle attrazioni, spesso alto. Può essere utile utilizzare uno strumenta che permetta di risparmiare sulle attrazioni: io ho scelto il Go City Pass Explorer (da 5 attrazioni, circa €140) per la sua flessibilità e il risparmio.

Ha incluso alcune tra le attrazioni più costose, riuscendo a risparmiare quasi 70$ rispetto ai biglietti singoli. In alternativa, c’è il Go City Pass “All Inclusive”, ideale per chi vuole visitare molte attrazioni in pochi giorni, ma con un ritmo intenso. Sul sito ufficiale trovi tutte le info e l’elenco delle attrazioni.

Ho dedicato un articolo sul Perché ho scelto il Go City Pass Explorer a New York.

Giorno 1 – Arrivo a New York e prime luci della città che non dorme mai

Volo diretto Malpensa – JFK. Circa nove ore di volo, un paio di film, qualche tentativo maldestro di dormire, ed eccomi finalmente a New York. L’atterraggio è previsto per le 14:00 ora locale, ma i controlli doganali possono richiedere un po’ di tempo, quindi considera di essere effettivamente fuori dall’aeroporto non meno di due ore dopo l’atterraggio. Realismo, non pessimismo.

Times Square, il trionfo del kitsch

Dopo il check-in, il tempo di posare le valigie e riprendere un minimo di lucidità, esco subito per una prima camminata esplorativa. Destinazione: Times Square. Ci arrivi e ti colpisce come un pugno di luci al neon: maxi-schermi, cartelloni pubblicitari, taxi che suonano continuamente il clacson anche se nessuno li ascolta, artisti di strada, turisti ovunque. Un vero bagno di folla e confusione che, in qualche modo, funziona. È esagerata, caotica e per certi versi anche un po’ trash, ma è iconica.

Mi sono semplicemente goduta lo spettacolo: gente che corre, gente che si ferma, gente che si fa selfie, tutto in una cornice di luci che non si spengono mai. È uno di quei posti che probabilmente non vorrai vedere ogni giorno, ma per la prima sera ha qualcosa di magico. Ti fa dire, con un misto di stanchezza e stupore: “Ok, sono davvero a New York”.

Se hai ancora un po’ di energia (e piedi collaborativi), vale la pena fare due passi e continuare a camminare senza meta. New York, anche al primo impatto, si lascia esplorare volentieri. Cena? Qualcosa di semplice, veloce e possibilmente unto: un hot dog e una slice di pizza vanno più che bene. Non è la sera giusta per cercare il locale perfetto: sei stanca, felice e finalmente in viaggio.

Giorno 2 – In giro per Manhattan: dal verde di Central Park alla memoria dell’11 settembre

Dopo una notte di (relativo) riposo nello spartano ma centralissimo ostello, la sveglia suona quasi all’alba. Non solo per via del jet lag, ma anche per l’entusiasmo: è il mio primo vero giorno a New York. E visto che Central Park è praticamente dietro l’angolo, decido di iniziare la giornata proprio da lì.

L’atmosfera è quella di un film: runner e ciclisti ovunque, persone sedute a leggere su una panchina, gente che porta a spasso il cane e scoiattoli a ogni angolo, quasi più socievoli delle persone. Ho camminato senza una meta precisa, tra i viali alberati, passando per Sheep Meadow e alcuni dei ponti più famosi, quelli che si riconoscono anche solo per averli visti in mille serie o film. Essendo fine marzo (e facendo ancora piuttosto freddo) la maggior parte degli alberi sono spogli. 

Museo Americano di Storia Naturale

Dopo aver fatto il pieno di tranquillità, sono entrata all’American Museum of Natural History, incluso nel mio Go City Pass.

Come immaginavo, è gigantesco ed è quasi impossibile vederlo tutto in qualche ora. Quindi mi sono concentrata su ciò che mi interessava di più: il famosissimo T-Rex, le sale dedicate agli oceani e ai mammiferi africani, e – lo ammetto – sono andata alla ricerca di tutte quelle scene che si vedono nel celebre film Una notte al museo. E poi lo spettacolo al Planetario Hayden, che consiglio vivamente. Una piccola parentesi cosmica che ti fa sentire microscopica, ma in senso poetico.

Wall Street e Lower Manhattan

Verso l’ora di pranzo, con un hot dog in una mano e un iced tea nell’altra, mi sono spostata a Lower Manhattan, pronta per un’immersione nel cuore della finanza. Prima tappa: ovviamente Wall Street, con l’inconfondibile facciata della Borsa di New York. Non si entra, ovviamente, ma già vederla da fuori — con tutta quella sicurezza e quel via vai di gente in giacca e cravatta — fa una certa impressione.

Poco distante c’è il Charging Bull, il toro in bronzo più fotografato (e toccato) di Manhattan. Impossibile avvicinarsi senza fare la fila: ho rinunciato a toccare il famoso posteriore. 

Lì vicino merita anche una visita la Trinity Church, una chiesa in stile gotico che spunta tra i grattacieli come se fosse lì da un altro secolo (spoiler: lo è). Mi ci sono fermata qualche minuto, più per la quiete che per devozione, ma non sono riuscita ad entrare per la lunga coda.

La potenza di Ground Zero

Poi mi sono diretta verso il World Trade Center, un luogo che avevo timore di vedere, ma che sentivo il bisogno di visitare. Le Reflecting Pools, costruite dove sorgevano le Torri Gemelle, sono silenziose, ma gridano forte. Guardare quei nomi incisi, ascoltare il suono dell’acqua e sentire il vuoto sotto i piedi è qualcosa che non si dimentica.

Ho incluso nel mio pass anche il Museo dell’11 settembre. È una visita intensa, difficile da spiegare. Alcune sale fanno venire i brividi, altre ti si piantano nello stomaco. Si trova sotto il livello del suolo, al di sotto delle vasche del memoriale, e si snoda tra due livelli attraverso quelle che erano le fondamenta delle Torri Gemelle. Si racconta tutto: ci sono testimonianze dirette, servizi di approfondimento su cause e conseguenze dell’attentato, immagini e video mai visti prima, manufatti e resti delle Torri. Assolutamente da non perdere, per esserci, ascoltare, guardare, ricordare e non dimenticare.

Proprio di fronte, c’è l’Oculus, la futuristica stazione disegnata da Santiago Calatrava nel 2016. L’interno sembra la carcassa di un’enorme balena bianca o una cattedrale spaziale, dipende da quanto sei poetica in quel momento. Ci sono negozi, ristoranti e un viavai continuo di persone, ma l’atmosfera resta stranamente sospesa. È un luogo che parla di rinascita, ed è bello passarci subito dopo il museo.

Cena a Chelsea

Un primo incontro con il vivace quartiere di Chelsea – dove so già che tornerò tra qualche giorno – mi porta dritto al Chelsea Market, un vero paradiso per chi ama il buon cibo. Di sera, le luci calde e l’atmosfera industrial-chic trasformano questo ex stabilimento in un luogo perfetto per una cena da ricordare. Qui il viaggio è gastronomico: ostriche freschissime servite al bancone di The Lobster Place, istituzione indiscussa per gli amanti del pesce; tacos messicani dal ripieno succulento; ramen fumanti che raccontano il Giappone; e burger gourmet che profumano d’America.

Dopo una giornata così densa, tra natura, musei, finanza, storia e cibo, sono tornata in ostello con le gambe stanche e la testa piena.

In meno di 24 ore, New York mi aveva già mostrato mille facce diverse. E avevo la sensazione che fosse solo l’inizio.

Giorno 3 – Tra radici, skyline e ramen da standing ovation

La Statua della Libertà ed Ellis Island

La terza giornata a New York è iniziata con una delle esperienze che aspettavo di più: la visita alla Statua della Libertà e a Ellis Island.
Avevo prenotato in anticipo l’escursione con GetYourGuide (a un ottimo prezzo, circa $25) e sono partita da Battery Park. Vedere la statua avvicinarsi man mano che ci si avvicina con il ferry fa uno strano effetto: l’hai vista ovunque, ma quando ce l’hai davanti, sembra quasi irreale. Il mio biglietto comprendeva anche la visita al museo adiacente (ma non la salita sopra la statua). Un museo ben fatto, con molte curiosità e con attività interattive molto carine.

Poi si arriva a Ellis Island, e lì per me è stato tutto molto più personale. La visita al museo dell’immigrazione è stata particolarmente toccante perché toccava moltissimi temi della mia tesi di laurea sulle emigrazioni italiane. Guardare quei registri che tanto avevo studiato, ascoltare le voci degli archivi, immaginare uomini e donne sbarcare qui pieni di paura e speranza… mi ha colpito profondamente. In mezzo a tutti quei volti e quelle storie, per un attimo, ho sentito anche un pezzo delle mie radici. 

Brooklyn Bridge: andata a ritroso, vista da sogno

Dopo una pausa pranzo veloce (e necessaria), ho preso la metro fino a Brooklyn per percorrere il Brooklyn Bridge nel verso che consigliano tutti: da Brooklyn verso Manhattan.
E avevano ragione. Camminare su quel ponte sospeso, con lo skyline che si avvicina a ogni passo, è uno di quei momenti da cartolina che però, dal vivo, ha tutto un altro sapore. Sono riuscita a godermi il meraviglioso panorama tra bici che ti sfrecciano accanto e turisti che si fermano ogni metro per un selfie.

Naturalmente, prima di passare il ponte fermati a girovagare almeno un’ora o due nel quartiere Brooklyn: oltre a una tappa immancabile da Dumbo, il luogo perfetto dove scattare foto super instagrammabili, non perderti la Promenade, un altro punto privilegiato per ammirare il downtown Manhattan in tutta la sua bellezza. E poi perditi tra i tipici edifici di mattoni ed ex magazzini riconvertiti in loft, caffè alla moda e gallerie d’arte.

Tramonto dall’alto: Top of the Rock

Nel tardo pomeriggio mi sono diretta al Top of the Rock, una delle attrazioni incluse nel mio pass, e l’ho prenotato in anticipo per l’orario giusto: il tramonto.
Salire in cima al Rockefeller Center è già emozionante di per sé, ma quando le luci della città iniziano ad accendersi e il cielo si tinge di rosa e arancione… beh, è qualcosa che lascia a bocca aperta.
Dalla terrazza si vede l’Empire State Building in tutta la sua gloria, e alle spalle Central Park che si allunga nel buio. Uno spettacolo senza paragoni.

Non ci sono limiti di tempo, quindi il mio consiglio è di aspettare che il sole scenda completamente per ammirare New York illuminata al buio: ne varrà la pena. 

Sera tra luci e noodles

Per tornare verso l’ostello, percorro un pezzo della Fifth Avenue, approfittando delle luci serali e dell’atmosfera da film natalizio anche se non era Natale. È una delle vie che ti fa sentire piccola ma in senso positivo: tutto brilla, tutto è vivo, tutto sembra più grande di te.

E per concludere la giornata come si deve, cena da Kin Ramen (W 56th St), trovato per caso sulla strada di casa.  Te lo dico senza mezzi termini: il ramen più buono della mia vita. Brodo ricco, noodles perfetti, uovo e carne da manuale… mi sono letteralmente commossa al primo sorso.
Un finale caldo e saporito per un’altra giornata lunga e bellissima.

Giorno 4 – Empire State Building, NYPL e Grand Central: i classici imperdibili con toccata e fuga ad Harlem

Non puoi dire di aver visto NYC senza salire sull’Empire

Di nuovo sveglia presto per l’Empire State Building: la vista sullo skyline di prima mattina, con la luce appena accesa, è qualcosa di impagabile. Insieme alla visita serale al Top of the Rock, è stato il modo perfetto e completo per osservare New York dall’alto nei momenti migliori della giornata.

La sua storia merita un accenno: l’Empire è un capolavoro Art Déco, alto 102 piani (381 metri fino alla piattaforma, 443 compresa l’antenna) e costruito in soli 430 giorni tra il 1930 e il 1931, in piena Grande Depressione. Un atto di fiducia nel futuro che avrebbe fatto da simbolo nazionale, ancora oggi.

Il percorso di visita inizia al 2º piano con una mostra interattiva che racconta la storia dell’edificio: i record di costruzione, le scene iconiche di King Kong, i modelli 3D e le foto d’epoca. Salendo all’osservatorio dell’86º piano, si apre una vista mozzafiato su tutta Manhattan, il fiume Hudson, Brooklyn, il Queens… tutto così immenso e ordinato che quasi ti dimentichi di essere su un grattacielo costruito quasi un secolo fa.

Non puoi andartene da New York senza essere salito sull’Empire State Building. 

Biblioteca pubblica e Grand Central Station

Dopo la cima dell’Empire, sono scesa coi piedi per terra e ho visitato la New York Public Library, quella storica, il maestoso edificio in marmo bianco su Fifth Avenue, con i famosi leoni in pietra all’ingresso.

Inaugurata nel 1911, è una delle biblioteche pubbliche più grandi al mondo. Dentro, sembra uscita da un film: soffitti affrescati, tavoli di legno lunghissimi, lampade in ottone. Mi sono seduta un attimo fingendo di essere una studentessa newyorkese in pausa tesi, e lo ammetto: ho invidiato chi può andarci tutti i giorni. 

Purtroppo alcune sale sono accessibili solo a studenti e ricercatori, ma questo non vuol dire che non si possano vedere. La biblioteca organizza visite guidate gratuite in diversi momenti della giornata: il consiglio è di chiedere al personale (sempre molto gentile) che trovi vicino alle sale riservate o nei punti informativi presenti su tutti i piani. Vale la pena tentare: alcune aree interne sono dei veri gioielli architettonici.

A pochi minuti a piedi, ho raggiunto la Grand Central Terminal, inaugurata nel 1913. È molto più di una stazione: è un monumento all’eleganza ferroviaria americana. Il soffitto stellato del Main Concourse è una mappa celeste rovesciata, con oltre 2500 stelle, e il celebre orologio in opale al centro è una chicca da non perdere (dicono valga oltre 10 milioni di dollari).

Se vi sembra familiare è perché lo è: Grand Central è apparsa in centinaia di film e serie TV. E sì, è proprio lì che Serena van der Woodsen fa il suo grande ritorno in Gossip Girl. Non ho resistito e ho riprodotto la foto iconica, anche se senza valigia firmata e cappotto da copertina di Vogue.

Gospel ad Harlem e Apollo Theatre

Nel pomeriggio sono andata ad Harlem per assistere a uno spettacolo gospel che avevo prenotato in anticipo. Speravo in una vera funzione religiosa, magari in una chiesa con i cori spontanei e la comunità che canta in piedi… ma l’esperienza è stata un po’ diversa. Più che una messa, era un concerto organizzato per turisti.

Sul palco si esibivano sei cantanti, bravissimi, con voci intense e armonie da pelle d’oca. Nella platea, però, si contavano appena tre o quattro membri della comunità locale, mentre tutto il resto del pubblico era composto da turisti, e nemmeno pochi.

Insomma, non era l’autenticità che mi aspettavo, ma uno show ben costruito per offrire un assaggio di gospel a chi è di passaggio. In ogni caso, se la parte spirituale mancava un po’, quella vocale non ha deluso: oltre un’ora di musica potente ed emozionante, con dei cantanti eccezionali.

Dopo il concerto ho fatto una passeggiata nel quartiere fino al leggendario Apollo Theater, uno dei simboli più forti della cultura afroamericana, che ha lanciato, tra gli altri, Ella Fitzgerald, James Brown, Billie Holiday e Lauryn Hill. Nato nel 1914 come “Hurtig & Seamon’s New Burlesque Theater”, inizialmente era riservato solo a un pubblico bianco. Solo nel 1934, con la nuova gestione, aprì le porte anche agli artisti e al pubblico afroamericano: da lì, è iniziata la leggenda.

L’edificio ha mantenuto il suo stile teatrale classico, con una facciata in mattoni rossi e dettagli in pietra chiara, ma il vero colpo d’occhio è la sua insegna verticale illuminata, e la celebre marquee (la tettoia con la scritta “APOLLO”) che sporge sul marciapiede. È uno di quei luoghi in cui l’architettura non è solo estetica, ma memoria viva: anche da fuori, si sente il peso e la gloria della storia passata.

Giorno 5 – Dalla Fifth Avenue al Bronx: arte, pastrami e baseball

La giornata è iniziata di nuovo sulla Fifth Avenue, ma stavolta niente grattacieli o biblioteche: solo un po’ di “sano” consumismo. Mi sono concessa un giro tra i negozi, e confesso che il richiamo dello store Nike era troppo forte. Cinque piani di sneakers, pezzi unici e tutte le uscite più recenti. L’ultimo piano è dedicato alla personalizzazione: scegli il modello, i colori, persino i dettagli più piccoli. Ti viene voglia di inventarti una carriera da designer solo per giustificare tutto quel tempo lì dentro. Se sei un appassionato, non puoi perdertelo.

E indovina chi ha preso un paio di Air Max? Certe tentazioni si vincono solo perdendole.

Arte che resiste alle crisi: il MoMA

Dopo il lusso e le vetrine scintillanti, cambio completamente atmosfera: direzione MoMA, il Museum of Modern Art. Fondato nel 1929 da tre donne straordinarie – Abby Aldrich Rockefeller, Lillie P. Bliss e Mary Quinn Sullivan, le “daring Ladies” – il MoMA nasceva con l’obiettivo (quasi rivoluzionario, all’epoca) di dedicarsi all’arte del presente. Fu inaugurato solo nove giorni dopo il crollo di Wall Street, come a dire: la bellezza e l’arte devono andare avanti, anche quando il mondo sembra crollare.

Oggi il museo ospita più di 150mila opere: pittura, scultura, fotografia, design, cinema. Un vero viaggio attraverso l’arte moderna e contemporanea, che comincia con Van Gogh, Cézanne, Seurat e attraversa tutte le avanguardie artistiche. Impossibile elencare tutto, ma il mio cuore è rimasto nella galleria cubista. Ci sarei rimasta ore.

Una pausa leggendaria: Katz’s Delicatessen

Per pranzo ci spostiamo verso una tappa che chiunque sia stato a NY mi ha consigliato di fare: Katz’s Delicatessen. Lì, dove fu girata “quella scena” di Harry ti presento Sally, ho assaggiato il celebre panino al pastrami. E sì, è buono quanto dicono. Un’esperienza assolutamente da fare, ma preparati psicologicamente a fare coda per entrare, coda per mangiare, coda per trovare un tavolo e sederti, coda per andare in bagno. Comunque ne vale la pena, anche solo per dire: ci sono stata.

Approfitta per fare un giro nell’East Village, uno dei quartieri più trendy e affollati della Grande Mela: qua troverai gallerie d’arte, negozi vintage, locali alla moda e graffiti sulle pareti dei palazzi. Ma è anche un tempio della musica: per intenderci, è qui che nacque il punk rock americano ed è da qui che una leggenda della musica come Madonna mosse i primi passi.

Bronx e Yankee Stadium: oltre lo sport

Nel pomeriggio, altro cambio di scenario. Avevo in mente di fare un giro vero nel Bronx, magari con un tour guidato, per superare lo stereotipo e vivere davvero il quartiere. Ma la realtà di New York è che il tempo ti scivola dalle mani. Così, appena scesa dalla metro, ho seguito la folla che già con cappellini e magliette degli Yankees si dirigeva verso lo stadio. E mi sono ritrovata davanti al mitico Yankee Stadium, pronta per la mia prima partita di baseball.

Lo ammetto: del baseball ne ho capito pochissimo, e la partita è stata anche più breve del previsto. Ma l’esperienza in sé è valsa tutto. Hot dog, birra (sì, 18 dollari a lattina, non è uno scherzo), il classico ditone di gomma, e l’energia contagiosa del pubblico. Forse non sono diventata una fan sfegatata o un’esperta di baseball, ma per un pomeriggio mi sono sentita parte di quella folla americana, festosa e un po’ teatrale. E in fondo, anche questo è viaggiare.

Giorno 6 – La New York che cambia e quella che incanta: da Hudson Yards a Greenwich (e chiusura col botto al Madison)

Come capita spesso nei miei viaggi, il penultimo giorno è quello in cui mi rendo conto che non ho ancora visto abbastanza. E quindi via, giornata intensissima.

Mattinata tra cultura e sorprese: Columbia University e Roosevelt Island

La mattina inizia a Columbia University, nella zona nord dell’Upper Manhattan. Volevo vedere dal vivo uno dei campus universitari più celebri al mondo, ma purtroppo se non sei uno studente è quasi impossibile accedere. La zona è spesso un po’ trascurata dai turisti ma molto interessante per cogliere una New York meno da cartolina e più vissuta. 

Quindi ennesimo caffè da Starbucks e si riparte verso un’altra delle esperienze più sottovalutate ma più piacevoli dell’intera vacanza: il Roosevelt Island Tramway, una funivia urbana che attraversa l’East River regalando una vista spettacolare sui grattacieli. Arrivati sull’isola, la passeggiata è tranquilla e rilassante: un angolo silenzioso della città, con vista privilegiata su Manhattan. Si tratta di un mezzo di trasporto a tutti gli effetti, e quindi il biglietto costa solamente 3$ a tratta (come qualsiasi ticket per mezzi pubblici). Un’esperienza ASSOLUTAMENTE da non perdere.

Hudson Yards: il futuro che prende forma

Nel pomeriggio, il programma prevedeva un’immersione nella New York più contemporanea: The Vessel, il gigantesco alveare di scale e passerelle (purtroppo non ci si può più salire), che si trova nel cuore di Hudson Yards, un quartiere completamente nuovo nato nel West Side di Manhattan su un’area che una volta era occupata da binari ferroviari e depositi. Oggi è uno dei più ambiziosi progetti di sviluppo urbano recenti: un mix di spazi residenziali, uffici, negozi, ristoranti, attrazioni culturali.

Cosa lo rende speciale? Il fatto che riesce a coniugare architettura avveniristica, spazi pubblici ben progettati e una vera riqualificazione urbana, trasformando una zona industriale in un centro vitale, elegante e contemporaneo. Sembra quasi di essere in una città nella città.

Tra ferrovia e fiume: High Line e Little Island

Proseguo con la High Line, una spettacolare passerella pedonale sopraelevata ricavata da una vecchia ferrovia, che attraversa il West Side tra giardini, installazioni artistiche e scorci urbani incredibili, e Little Island, il parco galleggiante su pilastri nel fiume Hudson. L’atmosfera è particolare: moderno, verde, quasi sospeso sull’acqua. Un piccolo miracolo architettonico e paesaggistico.

Un salto nel Village: dove New York rallenta

Ancora non stanca (non è vero: lo ero), ho fatto una sosta veloce a Washington Square Park, tra studenti, musicisti e skaters. Se sei fortunato come me, ci trovi anche qualche evento o manifestazione, ma sicuramente il parco sarà sempre gremito di gente. Fai assolutamente un giro a Greenwich Village e West Village. È una delle parti di New York che più mi è piaciuta, con i suoi edifici bassi in mattoni rossi, le strade alberate e quell’atmosfera rilassata che sembra lontana anni luce dalla frenesia di Midtown. È un quartiere che conserva ancora un’anima bohémienne: tra caffè letterari, boutique indipendenti, librerie, e vecchi locali con insegne d’altri tempi, ci si può davvero prendere una pausa e semplicemente passeggiare, osservare, respirare. 

Tramonto, rooftop e chiusura col botto

Al tramonto mi sono regalata un drink al 230 Fifth Rooftop, uno dei rooftop bar più famosi di New York. La vista sull’Empire illuminato al calar del sole è un ricordo da cartolina… anche se la folla e i prezzi sono molto meno poetici.

E per chiudere in bellezza, l’ultima sera la passo qui: al Madison Square Garden. Entrare in uno dei templi della musica mondiale è un’esperienza da fare almeno una volta. E se poi il caso vuole che, pochi giorni prima della partenza, riesci a trovare due biglietti per un concerto di Kylie Minogue… beh, allora si sfiora davvero il sogno.

Con le gambe distrutte dalla giornata più intensa del viaggio, ma con il cuore che batteva fortissimo, ho archiviato così una serata semplicemente perfetta. Una chiusura col botto, tra luci, musica e la sensazione di essere al centro del mondo.

Giorno 7 – Ultime ore per vedere il MET e salutare Central Park

Ultimo giorno a New York. Il volo è previsto per la sera, quindi ho ancora diverse ore a disposizione. E potevo forse andarmene senza vedere il Met?

Il Metropolitan Museum of Art è uno di quei posti che non puoi davvero “vedere” in un’unica visita. È immenso. Infinito. È uno dei musei più grandi e importanti del mondo, fondato nel 1870 da un gruppo di cittadini americani — artisti, collezionisti e finanzieri — che volevano offrire un luogo di accesso alla cultura artistica internazionale. Oggi ospita più di 2 milioni di opere, dalla preistoria all’arte contemporanea, passando per tutte le epoche e culture possibili.

Appena entrata, ho capito che sarebbe servita un’intera settimana solo per dargli un’occhiata approfondita. Il consiglio è semplice: prendete la mappa all’ingresso e fate subito una selezione. Cercate quello che vi interessa davvero e partite da lì. Io non potevo perdermi la sezione degli impressionisti, con Monet, Degas e Van Gogh che sembrano sapere esattamente come emozionarti anche in mezzo alla folla. Sei amante dell’arte più tradizionale, non perderti tutta l’area dell’arte europea, tra il Rinascimento italiano di Tiziano, Botticelli, Caravaggio e i capolavori dei fiamminghi e olandesi con Rembrandt, Vermeer, Rubens. Poi ho adorato l’arte asiatica e mediorientale (con sculture, tappeti e ceramiche che ti catapultano in altri mondi), i corridoi dedicati all’antico Egitto e la parte greco-romana. Avrei voluto approfondire tutto, soprattutto la parte del design, ma si fa quel che si può: al Met si impara anche l’arte della selezione.

E per concludere davvero come si deve questo viaggio, un’ultima passeggiata a Central Park. Quando siamo arrivate a New York, io e l’amica con cui ho fatto questo incredibile viaggio, il parco era ancora addormentato, con qualche albero spoglio e l’aria frizzante dell’inizio primavera. Ma in pochi giorni, quasi senza accorgercene, la natura ha cambiato ritmo: i ciliegi sono sbocciati all’improvviso, con quella bellezza fragile e struggente che ti fa fermare e restare in silenzio.

È stato come un saluto. New York ci ha detto arrivederci così: con una fioritura inaspettata a Central Park. Non potevo chiedere di meglio.


INFO PRATICHE

Come arrivare dall’aeroporto al centro

Una volta atterrati al JFK, il modo più economico per raggiungere Manhattan è combinare AirTrain + metropolitana.
L’AirTrain JFK collega l’aeroporto alle due principali stazioni della metro: Howard Beach e Jamaica Station. Il biglietto costa 8,50 $, da pagare all’uscita dai tornelli. Da Jamaica, si può prendere la linea E, mentre da Howard Beach parte la linea A: entrambe portano a Manhattan con un biglietto metro da 2,90 $.

In tutto, il viaggio dura circa 1 ora e mezza. Economico sì, ma se arrivi stanco e carico come un mulo, potrebbe non essere l’opzione più rilassante. In alternativa, dalla stessa stazione di Jamaica si può prendere il LIRR (Long Island Rail Road) per arrivare a Penn Station in circa 30 minuti: un po’ più caro, ma sicuramente più comodo. 

Dove ho dormito: il West Side YMCA

Per il soggiorno, io e l’amica con cui viaggiavo abbiamo scelto il West Side YMCA, un ostello che definire “essenziale” è quasi un eufemismo.
La struttura è decisamente fatiscente, ma ha due grandi vantaggi. Primo: è in posizione centralissima, proprio accanto a Central Park e a due minuti a piedi dalla fermata della metro Columbus Circle. Secondo: è super economico, e a New York questa combinazione non è facile da trovare.

Ci sono diverse opzioni di stanza: noi siamo riuscite a evitare il dormitorio e a prenotare una camera doppia con letto a castello e bagno in comune (un classico bagno di ostello con docce e WC condivisi). Spendendo un po’ di più, si può avere una camera doppia con letto matrimoniale e bagno “semi privato”, ovvero un bagno in cui potersi chiudere con la propria tessera, ma comunque condiviso tra più camere.

Insomma, non è un posto per chi cerca il lusso (o semplicemente qualche confort), ma per chi vuole risparmiare ed essere in centro può essere una soluzione veramente strategica. E poi, diciamolo: in una città come New York, l’importante è avere un posto dove dormire e farsi una doccia. Il resto succede fuori.

Forse il prezzo ti convincerà: in due, per 6 notti, abbiamo speso 750 euro, meno di 400 euro a testa, che per NY è davvero un prezzo senza concorrenza. Basta solo un po’ di spirito di adattamento.

Dove mangiare

Se vuoi risparmiare, punta sui classici chioschi di street food (hot dog, pretzel, bagel) o sulle pizzerie “a slice”, dove con 5$ mangi una fetta gigante.

I diner e i locali etnici (soprattutto asiatici) sono ottimi per mangiare bene senza spendere troppo (che comunque significa spendere almeno 30-40$)

Se decidi di concederti una cena più curata, tieni conto che la vita a New York è molto più cara rispetto all’Italia. Una cena al ristorante può facilmente arrivare (e superare) i 100$ a persona, anche senza esagerare.

Una buona via di mezzo sono i ristoranti a buffet o “pay by weight” all’interno di mercati o centri commerciali (es. Whole Foods, 7-Eleven, o locali vicino a Bryant Park): crei la tua box scegliendo quello che ti ispira, e paghi in base al peso. Comodo, vario e spesso più sano ed economico.

Importante:

➡️ Le mance non sono opzionali. In quasi tutti i ristoranti, bar e caffè è previsto lasciare tra il 15% e il 20% del totale del conto. Alcuni locali le aggiungono già in automatico (service charge o gratuity), quindi controlla sempre lo scontrino prima di pagare.

Cosa portare
  • Scarpe comode: camminerai tantissimo, e i marciapiedi di New York non perdonano.
  • Zainetto leggero: utile per portare acqua, uno snack e qualche strato in più (l’aria condizionata nei musei può essere glaciale).
  • Adattatore USA: la corrente è a 110V con prese a lamelle piatte.
  • Carta di credito o prepagata: praticamente ovunque si paga cashless, anche per un caffè.
  • Un buon piano dati (o eSIM): fondamentale per muoversi con Google Maps, controllare linee metro e orari.
Prezzi (aggiornato a aprile 2025)
  • Musei: 30$
  • Osservatori e grattacieli: 50-60$
  • Caffè: 3-4$
  • Colazione: 10-20$
  • Acqua in bottiglia: 2-4 $ (ma esistono molte fontanelle pubbliche, soprattutto a Central Park)
  • Street food/snack: 5–10 $
  • Cena economica (fast food o take away): 10–20 $
  • Cena media (locale carino ma non di lusso): 30–60 $
  • Cena completa (ristorante di fascia alta): 80–120 $
  • Alcolici e cocktail: 15-20$
Mezzi pubblici – MetroCard e OMNY

Muoversi a New York è facile grazie alla fittissima rete di metro e bus. La subway è attiva 24 ore su 24 e copre praticamente tutta la città.
Due opzioni per risparmiare:

  • MetroCard: si acquista in stazione e puoi caricare viaggi singoli, biglietti oppure la carta illimitata settimanale da 34 $ (corrisponde al massimo che spenderesti in una settimana). 
  • OMNY (nuovo sistema contactless): se usi sempre la stessa carta di credito/debito contactless o lo smartphone, paghi solo per i primi 12 viaggi della settimana (dal lunedì alla domenica); dopo, tutto è gratuito fino alla fine della settimana.
    👉 Attenzione! I viaggi non si sommano tra più carte: per raggiungere la soglia dei 12 devi usare sempre lo stesso metodo di pagamento. Inoltre, non puoi usare la stessa carta per più persone: se, dopo aver passato il tornello, la dai a qualcun altro, il sistema addebiterà comunque un nuovo biglietto, anche se tu hai già raggiunto la soglia e non pagheresti più.
Consigli extra e check pre-partenza

📌 Documenti e registrazioni importanti:

  • Registrarsi sul sito del Ministero degli Esteri italiano: www.dovesiamonelmondo.it
  • Per soggiorni brevi (fino a 90 giorni) per turismo o affari, i cittadini italiani possono utilizzare il Visa Waiver Program e richiedere l’ESTA online, almeno 72 ore prima della partenza. Puoi farlo autonomamente sul sito ufficiale (esta.cbp.dhs.gov) al costo di circa 20$ o tramite agenzie online a costi ben superiori (fino a 150$). La compilazione è piuttosto semplice, a mio parere a portata di tutti.

💳 Carte e contanti:

  • Controlla con la tua banca che le carte siano abilitate per l’estero e i limiti siano adeguati.
  • Cambia un po’ di contanti prima della partenza (non esagerare, è solo per sicurezza), ma a NY si può pagare quasi tutto con carta.

🧾 Altri consigli utili:

  • Stampa i biglietti aerei e di eventuali prenotazioni (hotel, attrazioni).
  • Assicurazione di viaggio: fortemente consigliata (copertura sanitaria e spese impreviste). Non succede, ma se succede…
  • SIM USA o eSIM: se vuoi restare sempre connessa, considera una SIM locale o internazionale (oppure attiva un piano roaming se il tuo operatore lo consente).

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