Cinque giorni, tre hotel e una macchina: una buona soluzione per percorrere la Romantische Straße in assoluta libertà
È il secondo giorno del 2020: la sveglia alle cinque del mattino risulta ancora provata dai festeggiamenti di Capodanno, ma le valigie sono già caricate in macchina, il caffè sale nella moka e le vitamine sono a portata di mano. Tutto pronto.
Si parte in macchina dal Piemonte, si scorge l’alba dalle pittoresche vallate delle Langhe. Una veloce colazione nei pressi di Barolo è d’obbligo (per il vino, ahimè, è ancora troppo presto), imbocchiamo l’autostrada ad Asti e il nostro viaggio verso la Germania è ufficialmente cominciato.
La prima meta è Füssen, per arrivarci abbiamo deciso di percorrere la strada più lunga, ma evitando la Svizzera e acquistando solamente la vignette per l’Austria. Proseguendo sulla A21, si seguono le indicazioni per Verona, Venezia o Brennero, si esce a Peschiera, si fiancheggia il Lago di Garda fino ad Affi e poi si rientra in autostrada (A22) in direzione Brennero/Austria.
Il bollino per le autostrade austriache si può acquistare nelle stazioni di servizio dopo la città di Bolzano.
Dopo ore di code chilometriche (in effetti, è l’ultima possibilità di fare una bella settimana bianca durante le feste natalizie), oltrepassiamo il Brennero che è già quasi l’imbrunire e ci troviamo tra le Alpi austriache in un’atmosfera incantevole. Le indicazioni sono abbastanza semplici, anche se ci siamo fatti aiutare da Google Maps, e in poche ore arriviamo alla nostra prima tappa.
Nonostante il nostro viaggio sia durato decisamente più del dovuto, il tragitto completo dovrebbe impiegare circa otto ore, soste escluse.
Prima di farvi conoscere il nostro itinerario, una premessa. Esistono tantissime guide, anche molto dettagliate, sulle varie tappe della Strada Romantica: il mio consiglio è di avere un’idea generale del percorso da seguire, ma di lasciarvi completamente trasportare dal momento. Non abbiate fretta di spostarvi per “vedere di più”, godetevi ogni istante e soprattutto (giuro, non soffro di bipolarismo) NON USATE GOOGLE MAPS! Una volta a Füssen, le indicazioni per la Romantische Straße sono ben riconoscibili, con scritte bianche su sfondo marrone o scritte nere su sfondo giallo, a seconda di dove vi troviate. Seguite quelle. Il motivo in realtà è semplice: Google Maps vi trascina sulle autostrade, che in Germania sono gratuite e senza limiti di velocità (dove ci sono, mi raccomando, rispettateli!) e sulle strade statali, facendovi sì perdere meno tempo, ma togliendovi la vera essenza che è il viaggio in macchina lungo la Romantische Straße. Noi ce ne siamo accorti solamente il secondo giorno e, sinceramente, avremmo preferito vivere dal principio questa magnifica esperienza on the road.

Füssen
Il primo albergo è ovviamente a Füssen, tappa iniziale della Strada Romantica arrivando dall’Austria. È già sera, cerchiamo un bel ristorante tipico (ricordo che in Germania cenano molto presto, ci hanno negato il dolce alle 21.30 perché la cucina stava chiudendo) e beviamo un’ottima birra in un pub vicino alla desolata via principale della cittadina, dove alloggiamo. Niente di più, il viaggio è stato lungo e faticoso, rimandiamo al giorno dopo tutti i nostri progetti.

Il mattino dopo ci svegliamo presto, facciamo un’abbondante colazione in albergo (per ora della Germania abbiamo assaggiato solo il suo cibo) e carichiamo i bagagli in macchina. Ci godiamo qualche ora nella città: visitiamo alcuni negozi tipici di artigianato, che spaziano da artefatti lignei a vestiti locali, da lampade e gingilli di vetro ad articoli per animali. L’architettura che vediamo intorno a noi risale quasi interamente al XVI secolo. Precedentemente, le case erano costruite in legno e per questo motivo furono spesso oggetto di grandi incendi cittadini: dopo quello del 1469, considerato tra i più vasti di sempre, fu presa la decisione di vietare l’uso del legno per la costruzione delle abitazioni, e fu ricostruita la Füssen che conosciamo oggi. La parte ornamentale appartiene più allo Jugendstil, il Liberty tedesco di fine Ottocento: da notare in particolare i bovindi decorati, le insegne e le cornici delle vetrine con motivi floreali e faunistici, le scritte neo-gotiche sulle pareti.


La città conta ben dodici chiese e un monastero, interessante è il deposito idrico nel grande parco del Hohes Schloss: fu costruito intorno al 1875 (credo, non ho trovato molte fonti a riguardo in tedesco e ancor meno in italiano) sotto le sembianze di antiche rovine di un piccolo edificio medievale, per tenerlo al sicuro da eventuali razziatori o nemici.
Ci spostiamo che è quasi ora di pranzo. Per strada, nei pressi di Steingaden, troviamo un altro ristorante tipico. E mentre ci dirigiamo verso la nostra prossima meta, attraversando paesini e campagne, notiamo una cosa davvero insolita: un allevamento di alpaca! Ci fermiamo a scattare qualche foto e non posso che constatare un fatto: gli alpaca sono animali davvero ambigui e talvolta svaniti, ma sono diventati i miei animali preferiti.

Landsberg am Lech
Il fiume Lech passa anche attraverso Füssen, ma è qui che si può ammirare tutta la sua sontuosità. La cittadina è conosciuta per le sue torri e le sue mura medievali ancora in buona parte in piedi. La sponda destra del fiume ospita la città antica, la sinistra la zona residenziale più moderna. La città divenne famosa nel 1923 per aver detenuto nelle sue prigioni Adolf Hitler, dove scrisse il Mein Kampf.
Bastano un paio d’ore per visitare il centro storico (compresa l’inevitabile sosta in una delle numerose pasticcerie). I siti che vi consiglio sono: la Hauptplatz, la piazza principale contornata da edifici gotici, da cui ammirare il bellissimo municipio (Rathaus) e la fontana settecentesca Marienbrunnen; la Mutterturm, la torre posta sulla sponda sinistra, apparentemente medievale ma costruita nell’Ottocento; tutto il lungofiume, godetevi una armoniosa passeggiata da una parte all’altra della città.



Ausburg
L’ultima tappa della giornata, prima di arrivare al nostro secondo albergo, è la città di Augusta. Visita immancabile al quartiere Fuggerei, che ha davvero una storia interessante: sono le case popolari più antiche del mondo. A inizio Cinquecento, Jacob Fugger, esponente della famiglia più ricca d’Europa durante tutta la prima metà del secolo, mosso dalle aspre critiche nei confronti della sfrenata ricchezza della sua famiglia che strideva con la grande povertà che viveva la popolazione tedesca, decise di offrire il suo aiuto ai poveri della città. Nel 1516 fece costruire le prime case, cinque anni dopo fondò ufficialmente il quartiere e nel 1523 erano già state edificate 52 abitazioni. Il costo dell’affitto per uno di questi alloggi era di un fiorino, i cancelli del quartiere chiudevano di notte, così da farla diventare una zona residenziale indipendente. I requisiti erano: essere residente ad Augusta, essere cattolico, essere di buona reputazione e non essere in grado, per qualsiasi motivo, di mantenersi un affitto con il proprio lavoro. Ops, ho sbagliato tempo verbale, perché è ancora tutto esattamente così (il fiorino è diventato 88 centesimi di euro, il valore che avrebbe oggi). All’interno, alcune abitazioni sono state adibite a museo, per mostrare come vivevano e vivono i residenti, o per raccontare la storia della famiglia Fugger; è presente anche un bunker, costruito durante il secondo conflitto mondiale, dove sono presenti foto, audio, video e pezzi d’esposizione che testimoniano la fase dei bombardamenti e quella della ricostruzione del quartiere.
È una visita assolutamente da non perdere, il costo del biglietto per entrare nel quartiere è 6 euro (con sconti per studenti, bambini, anziani) e i cancelli chiudono alle 18.
Oltre a questo, sarà per l’ora tarda e il poco tempo a disposizione, non ho altri grandi consigli per questa grande città, la più grande di tutta la Romantische Straße. E proprio per questo, o forse per il fatto di aver trovato un centro commerciale a ogni angolo, devo ammettere che non mi pento di averci speso poco tempo.

Nördlingen
La seconda notte la passiamo a Nördlingen, arriviamo in tardissima serata perciò ci accontentiamo di un panino recuperato al volo in un supermercato di Augusta che stava chiudendo.
La mattina dopo ci dedichiamo completamente alla scoperta di questa bellissima città. La caratteristica di Nördlingen è unica nel suo genere: sorge infatti all’interno di un enorme cratere formatosi milioni di anni fa dall’impatto con un meteorite. Le sue mura circolari, aperte al pubblico e accessibili dalle varie scalette posizionate alle entrate della città, offrono una visuale molto chiara della sua forma tondeggiante. Ma c’è un luogo in cui poter ammirare la città in tutta la sua bellezza: è il campanile “Daniel” della chiesa tardo-gotica di St. Georg, che assolutamente merita una visita.
Il campanile è alto 90 metri, si parla di circa 340 scalini, prima in pietra e poi in legno, da cui si può osservare anche l’ingegneria di costruzione del campanile.
Quasi in cima, si arriva in un piano ammezzato, dove pagare un piccolo contributo al guardiano e al suo fedele aiutante: un bellissimo gattone tricolore, sempre presente e amato da tutti i visitatori, a cui forse non stavo particolarmente simpatica.



Si salgono gli ultimi gradini, in un ambiente più stretto, e si arriva alla sommità. La vista è mozzafiato: i fitti tetti rossi si incrociano nelle strade cittadine, oltre le mura circolari si ammirano le campagne limitrofe.
La città in sé è proprio graziosa. Il centro storico è architettonicamente piacevole, molto tipico, con alcuni particolari davvero unici. C’è un particolare edificio (il Klösterle), da oltre quarant’anni adibito a ristorante, che prima del 1243 era un monastero probabilmente francescano, dismesso dalla Riforma Protestante e di proprietà della città dal 1536.
Devo ammettere che Nördlingen si è posizionata tra le città del mio cuore, quelle mete che non scorderai mai nella vita e di cui avrai sempre un bellissimo ricordo.



Dinkelsbühl
La particolarità di questa piccola cittadina è che non fu minimamente toccata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale: presenta quindi molti edifici del XV e del XVI secolo, costruiti dall’abilità di artigiani e mercanti che, insieme alle resistenti mura (quattro entrate, sedici torri), l’hanno resa al sicuro da invasioni nemiche.
Sono celebri i suoi alberghi, riccamente decorati e per questo facilmente riconoscibili. Tutte le abitazioni in generale sono fortemente cromatiche: verdi, gialle, rosse, le imponenti facciate delle case sono davvero caratteristiche.

In generale, più si sale a nord, e più i paesini tedeschi cambiano e si trasformano nell’architettura a traliccio tipica dell’Europa centrale. Probabilmente, chi compie il viaggio al contrario, avrà tutta un’altra prospettiva abbandonando le campagne e vedendo spuntare all’orizzonte le Alpi.

Rothenburg ob der Tauber
Le ultime due notti le passiamo nello stesso albergo, per ricaricarci per il viaggio di ritorno. Arriviamo a Rothenburg ob der Tauber in tempo per la cena, alloggiamo in un piccolo hotel gestito da una famiglia cinese che possiede un paio di camere in stile bavarese, sia nell’arredamento che nell’architettura.
La mattina dopo ci immergiamo in questa meravigliosa cittadina, genuinamente antica, senza insegne a neon o qualsiasi elemento troppo moderno che stoni con l’autenticità dei suoi edifici. Le mura sono quasi interamente percorribili e risalgono al Tre-Quattrocento. Molto bello il municipio in stile rinascimentale, da cui si accede alla torre posta proprio al centro della città per ammirarne la bellezza. Dietro al municipio, verso l’ora di cena (17/18) si apre una via di street food in cui provare vari tipi di bratwurst e di splatzle e assaggiare birra, vino rosso e bianco locali.
Presto, facciamo una terribile scoperta: “la domenica per i tedeschi è sacra” ci dice il cameriere (italiano) di un locale del centro. La domenica, infatti, in Germania i negozi sono chiusi. Tutti. Cioè, proprio tutti, centri commerciali compresi. Rimangono aperti solamente i servizi di ristorazione. Ma non basta: il giorno dopo sarebbe stato il 6 gennaio, quindi festa, quindi chiusi. Mi dispiace papà, ma il magnete di Rothenburg per la tua collezione rimarrà a Rothenburg.
Devo dire che il clima è ancora molto natalizio nonostante le feste siano praticamente finite. C’è un bellissimo museo del Natale, alla cui entrata è parcheggiato un meraviglioso furgone scarlatto pieno di pacchetti regalo. Noi abbiamo saltato la visita al museo, un po’ per il costo e un po’ per il tempo, ma a chi piace il genere non può perderselo.
Girando per la città (consiglio letteralmente di “perdervi” tra le sue vie) ci troviamo davanti alla chiesa gotica di St. Jakob. Al suo interno c’è un imponente altare ligneo di Tilman Riemenschneider, celebre incisore tedesco del Rinascimento.



Se invece si continua sul viale principale della città, in discesa, si arriva all’entrata sud, con un imponente bastione visitabile dall’esterno e dall’interno, con cannoni originali e finestroni a picco sul fossato (oggi percorribile) e sulla città.

Ultima birra a Rothenburg e poi nanna per il viaggio di ritorno.

Castelli di Neuschwanstein e Hohenschwangau
Lo so, probabilmente vi ho spiazzato. Questi castelli infatti si trovano a pochissimi chilometri da Füssen. Purtroppo non siamo riusciti ad arrivare fino in fondo alla Strada Romantica, cioè a Würzburg, un po’ per il tempo e un po’ perché non potevano di certo andarcene senza aver visto i due bellissimi castelli di Ludwig II. Abbiamo deciso di non visitarli il giorno di permanenza a Füssen perché ci avrebbe tolto tempo prezioso durante la prima giornata, ma soprattutto perché volevamo spezzare il viaggio di ritorno.
Siamo partiti prestissimo da Rothenburg (così presto che la mia macchina aveva uno strato di ghiaccio così spesso che abbiamo dovuto accendere il riscaldamento al massimo per qualche minuto, per riuscire a farla partire). Fortunatamente, avevamo prenotato in anticipo i biglietti: lo consiglio vivamente! In qualsiasi orario del giorno, le file sono lunghissime e una volta assegnati un tot di biglietti in un turno, non ne distribuiscono altri per almeno quattro/cinque ore: cioè, se per esempio arrivate alle 10 del mattino ma hanno già dato tutti i biglietti disponibili, fino alle 15 resterete a girovagare nel parcheggio o a spendere tutti i risparmi della vostra vita in ristoranti, chioschi e negozi di souvenir (almeno qui sono aperti!).
Nota dolente: è presente il servizio di trasporto ai castelli con la carrozza trainata da cavalli. Vi prego, vi supplico, chiunque legga questo post, non lo prenda mai. Non è un comune discorso animalista, ma sul serio, quei cavalli soffrono. Ogni giorno, tutti i giorni, a tutte le ore, ininterrottamente, cavalli con bava alla bocca dalla fatica trascinano pesanti carrozze cariche di persone. La salita è si faticosa, ma assolutamente fattibile. E se proprio pensate di non riuscirci, ci sono le navette!
Per quanto riguarda la visita ai castelli, anche questa è assolutamente migliorabile: la visita “guidata” (lo metto tra virgolette perché in realtà sono degli audio, avviati da una guida che si limita a indicarci le cose quando vengono dette e a proferire giusto un paio di parole in lingua ogni tanto) dura solamente venti minuti, a causa dei numerosissimi turisti. Le visite sono scaglionate, in entrambi i castelli, da cartelloni esterni all’ingresso che riportano il numero assegnato nel biglietto e vanno in base alla lingua della visita guidata.
Simbolo della Baviera nel mondo, Neuschwanstein è “il castello delle favole”. Fatto costruire da Ludwig II di Baviera a partire dal 1869, si erige quasi a mille metri di altezza sovrastando i paesi e il paesaggio circostante. Gli interni non sono certo da meno: Ludwig era famoso per la sua sfarzosità. Gli ambienti sono tutti riccamente decorati, la sua camera è tappezzata da tessuti color blu bavarese e ornati da ricami con gli elementi simbolo della Baviera, il cigno e il leone dei Wittelsbach. La sala del trono è invece in stile bizantino, progettata da E. Ille e J. Hofmann: il trono d’oro e d’avorio è circondato da colonne di marmo di carrara, sotto, e lapislazzuli, sopra. E poi i dipinti: dalla “lotta di San Giorgio con il drago” agli apostoli, insieme a tutta una serie di scene leggendarie e poetiche. Tutti ovviamente di dimensioni molto grandi. Senza annoiare troppo, ogni sala ha le sue caratteristiche artistiche e architettoniche, e in quasi tutte si ha una vista spettacolare.
Il castello Hohenschwangau fu invece costruito dal padre di Ludwig II (tra il 1832 e il 1836) sopra delle rovine di una precedente fortezza medievale. Anche qui sono presenti i cigni sotto forma di pitture murali, ma più interessanti sono forse gli arrendi e i componenti mobiliari degli interni, molti dei quali offerti come dono al re da prestigiose onorificenze.


Il sole comincia a calare e l’effetto sul paesaggio e sui due castelli è impagabile. La giornata, come il nostro viaggio, è giunto al termine e non poteva offrirci un saluto migliore.
Auf Wiedersehen!

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